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a cura del Movimento Rinascita Cristiana Palermo |
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Giornata cittadina del MRC di Palermo di inizio anno. Hanno partecipato all'incontro oltre la Responsabile Nazionale, i Consiglieri regionali Giuseppe Ingrassia e Padre Pavone ed alcuni elementi dei Gruppi di Rinascita Cristiana di Alcamo e di Caltanissetta Dopo una breve introduzione della nuova Responsabile cittadina Mariolina Carducci, il Consigliere Nazionale Padre Pavone j , assistente dei Gruppi di Rinascita di Palermo, si è soffermato sul Vangelo di Luca da cui sono stati tratti i brani di meditazione proposti nel piani di lavoro del prossimo anno sociale Elvira Orzolesi , Responsabile Nazionale del Movimento, ha presentato il piano di lavoro2011-2012. soffermandosi in modo particolare sullo impegno cui siamo chiamati come laici Cristiani ed aderenti al MRC.Ha fatto seguito un interessante molto partecipato dibattito tra glii intervenuti.
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L'incontro si è concluso nel pomeriggio con la celebrazione Eucaristica.
- Il 13 gennaio 2012 presso il centro Arrupe di Palermo si è svolto un Incontro dibattito sul tema: Il capitalismo, lo sviluppo sostenibile e la Dottrina Sociale della chiesa.
Le Organizzazioni europeiste (Casa d'Europa — Movimento Federalista Europeo) hanno organizzato a Palermo per venerdì 13/1/2012 (ore pomeridiane) un incontro — dibattito sul tema ' Il capitalismo, lc sviluppo sostenibile e la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica".
Il tema dello sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile, più volte preso in esame dalla Dottrina Sociale della Chiesa, e di notevole attualità e di non facile attuazione per le crisi che investe in atto l’economia di stampo capitalista a tutti i livelli. Infatti un forte impulso allo sviluppo aiuterebbe a risolvere l’attuale crisi ed a rendere migliore il tenore di vita dei cittadini, ma la natura finanziaria della crisi, che investe anche l’economia reale e quindi i debiti sovrani, impedisce di mettere in atto a livello nazionale consistenti piani di sviluppo.Si pone quindi il problema, collegato con il principio di sussidiarietà, di individuare il livello ottimale al quale rimuovere prevalentemente i piani di sviluppo ed avviare a soluzione le crisi che investono i debiti sovrani.Per quanto ci riguarda, i singoli Stati europei sono impegnati a risolvere, con gravi difficoltà, la crisi dei debiti sovrani, sarebbe quindi compito dell’Unione Europea, che non é gravata da tale tipo di problema,avviare un piano di sviluppo globale, avendo altresì, a tal fine, cura di portare a termine la riforma del proprio bilancio e di utilizzare gli "Eurobond" come fonte di approvvigionamento di capitali.Evidentemente le problematiche attinenti il continente europeo sono strettamente collegate a quelle di natura mondiale perché il sistema finanziario e monetario internazionale privo, in atto, di organiche ed efficienti forme di regolamentazione contribuisce a destabilizzare l’economia europea e quelle degli altri continenti. E' quindi impellente, in base al principio di sussidiarietà, produrre norme a livello mondiale confacenti al grado di globalizzazione ormai raggiunto, obiettivo questo che il "G. 20" ed altri Organismi hanno posto all’ordine del giorno.In merito a tale argomento si è pronunziato, da recente, il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace con il documento intitolato "Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di una Autorità pubblica a competenza universale"
La manifestazione ha avuto successo di pubblico, la sala era piena di gente di tutte le estrazioni culturali, oltre al drappello degli amici federalisti di Palermo ed ad un gruppo di aderenti al Movimento di rinascita Cristiana, il Consigliere Nazionale Beppe Ingrassia e la responsabile di Palermo Mariolina Carducci. Le relazioni introduttive del Prof. Giuseppe Savagnone (Direttore deIl’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Diocesi di Palermo) e del Prof. Giorgio Anselmi , (Dirigente nazionale del Movimento Federalista Europeo),per la attualità degli argomenti trattati hanno destato grande interesse e coinvolto l’uditorio. Tra i partecipanti hanno fatto anche un intervento personale sia Elio Scaglione che il Consigliere nazionale di MRC Beppe Ingrassia.
Si riporta qui di seguito la sintesi dell’interessante intervento di Elio Scaglione
“” Il tema del nostro incontro di stasera è ricco di implicazioni, come già è emerso dalle brillanti relazioni svolte con accattivante dovizia di argomentazioni da ciascuno dei due oratori ufficiali . Esso, allora, offre parecchi spunti d’intervento, tutti, come abbiamo sentito fin’ora, di notevole interesse.
Fra gli altri, ne scelgo un paio che, dal mio punto di vista, meritano forse un approfondimento, anche perché mi pare- se sarò capace di farmi intendere – che siano fra loro interconnessi. E così avrei in qualche modo la pretesa di rintracciare il filo che congiunge le due belle relazioni che qui abbiamo ascoltato.
Uno, è il profilo della responsabilità politica del cittadino di fronte agli urgenti problemi che in un dato momento travagliano la società di cui egli fa parte; e in particolare voglio riferirmi al duplice aspetto di questa responsabilità, cioè sia a quello che potremmo definire democratico, che fa appello alla coscienza civile, e che coinvolge ciascuno come cittadino membro di una comunità democratica; sia a quello che - contemporaneamente, se questo cittadino è anche un credente - fa appello alla sua coscienza religiosa e, se egli è una persona autentica nella sua sensibilità responsabile, non può non orientare alla luce della fede il suo modo di pensare, le sue scelte, anche quelle che riguardano la convivenza “civile”.
Un altro spunto, offerto dal dibattito di stasera, è quello – per l’appunto, collegato a quello della responsabilità - della convivenza civile, che indubbiamente tutti noi vorremmo pacifica e ben ordinata, ma che dobbiamo imparare a guardare in una dimensione territoriale diversa da quella a cui siamo abituati, cioè più ampia di quella costituita dalla comunità nazionale, a cui forse abitualmente facciamo riferimento. Oggi, nell’era della globalizzazione, in cui , come ci accorgiamo ogni giorno, tutti i vecchi confini sono saltati, nell’era cioè di “internet”, in cui un beneficio, una terapia medica scoperta per esempio negli Stati Uniti, o in Giappone, vorremmo – giustamente – che fosse pure a nostra disposizione in Italia, pensare e volere il benessere collettivo soltanto della nostra città, o solo della nostra regione, o del nostro Stato, non ha più senso comune. La politica, nel senso “alto” del termine, cioè l’interresse e la partecipazione all’organizzazione migliore della convivenza, allora, neanche essa può avere confini: siamo interessati al benessere tanto della nostra città , quanto della nostra Regione, della nostra nazione, e ovviamente anche del nostro continente.
Bene. Ora tenterò di illustrare perché queste due questioni – la responsabilità politica del cittadino credente e l’organizzazione migliore della convivenza allargata - sono collegati fra di loro. Esse costituiscono due facce dello stesso problema, proprio perché, per essere capite e possibilmente risolte, esigono entrambe una presa di coscienza della comune esigenza che entrambe le sostiene: Ia ricerca e l’affermazione del cosiddetto BENE COMUNE.
Non voglio stare a ripetere quello che qui stasera è stato abbondantemente messo in risalto circa i termini fondamentali del dibattito, ma se discutiamo di capitalismo, sviluppo sostenibile, e anche di dottrina sociale della Chiesa, non possiamo prescindere da alcuni capisaldi sul modo d’intendere proprio i termini del confronto; in verità, questi stessi termini, il cui significato è tutto sommato condivisibile, se li mettiamo assieme, se li consideriamo collegati, pongono un problema, e al tempo stesso prospettano una soluzione – discutibile o meno che essa possa essere considerata – e sono un problema ed una soluzione di natura morale; ecco perché all’inizio ho detto che la sostanza del nostro incontro mette in luce, secondo me , soprattutto, la responsabilità politica, come imperativo morale: e in qualche modo mi riallaccio a quanto ci ha detto a questo riguardo la relazione dell’amico Savagnone..
Il problema, quindi, è verificare se il capitalismo, e il suo affermarsi come realtà socio-economica in quasi tutto il mondo occidentale, si concilia o meno con l’idea dello sviluppo sostenibile, intendendo per capitalismo una teoria – e soprattutto una prassi economica e politica – dello sviluppo della società basato sulla libertà più o meno assoluta del mercato, e quindi uno sviluppo assoggettato alle leggi del mercato (che sono selvagge, dominate dalla cupidigia del profitto a tutti i costi); e per sostenibilità, una categoria concettuale che, in una prima approssimazione, afferma l’idea di un andamento dello sviluppo compatibile con l’esigenza, assolutamente del tutto razionale, di un’utilizzazione sapiente dei fattori dello sviluppo stesso, a partire dai beni e dalle risorse disponibili.
In base a ciò, appare evidente che anche la sostenibilità dello sviluppo è sostanzialmente una questione di natura etica: come può una società a sviluppo capitalistico salvaguardare il benessere futuro, a tal fine evitando lo sperpero delle risorse naturali a disposizione, quasi tutte purtroppo esauribili, e quindi come può non avere un’ impostazione politica “precauzionale” dello sviluppo, e adottare azioni di governo della comunità che risultino scoordinate sul territorio? Non soltanto serve, a tal fine, una strumentazione istituzionale coordinata ai vari livelli di governo, ma serve l’adozione di politiche non scollegate dalla crescita economica in comune fra gli Stati. E dunque – soprattutto, dal punto di vista etico - come può, in una parola, il cittadino doppiamente responsabile, come civis come credente, “fregarsene” dell’impoverimento delle generazioni future?
Ecco dove sta la responsabilità del cittadino e la vocazione del cristiano. Pensare e fare una politica responsabile a tutti i livelli, e quindi pensare e scegliere strumenti di governo idonei a questo fine a tutti i livelli – sia a livello locale, sia a livello nazionale, e oggi più che mai a livello sopranazionale, cioè a dire – per quel che interessa noi oggi , a livello europeo. Fare scelte politiche, obbligatorie in coscienza per dei cristiani, preoccupati del bene comune della collettività allargata oltre i confini dei singoli Stati, e farle ragionando bene, adoperando cuore e cervello: questo è il messaggio di responsabilità che vorrei fosse il risultato di questo nostro incontro dibattito.
E allora, come avere un governo responsabile del bene comune, tecnicamente idoneo a fronteggiare i problemi dello sviluppo anche a livello sovranazionale, oggi soprattutto a fronte di una crisi finanziaria ed economica che ha dimensioni europee (per non dire mondiali), cioè - per dirla subito con franchezza - un governo federale di un’Europa finalmente unita sia dal punto di vista politico, oltre che da quello economico, ve lo ha spiegato egregiamente l’amico Giorgio Anselmi. Perciò non oso aggiungere altro a quello che egli magistralmente ci ha detto. Vi ringrazio dell’attenzione,””