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a cura di Movimento Rinascita Cristiana Sicilia

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COME LEGGERE LA BIBBIA OGGI                                                    

 

 Jean Louis Ska

 

           Iniziamo assieme un percorso di più di due giorni attraverso il Vangelo di Matteo e vorrei introdurre questo percorso prendendo un breve testo del Vangelo di Matteo alla fine del cap.13, il cap. 13 del Vangelo di Matteo contiene un lungo discorso sulle parabole e alla fine di questo discorso Gesù fa questa riflessione prima chiede ai discepoli: “avete capito tutto questo?“ rispondono: “Si“ ed Egli disse loro: “Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo scrigno cose nuove ed antiche“ e poi quando Gesù ebbe terminato queste parabole se ne andò via, versetto 52 del cap.13 del Vangelo di Matteo. Prendo questo versetto per introdurre le mie riflessioni perché si può interpretare questo versetto in diversi modi, ma si può vedere lì quello che fa qualcuno quando legge il Vangelo, quando legge la Bibbia: trova cose antiche e cose nuove e ogni volta che apre o riapre la Bibbia trova cose antiche e cose nuove. E' sempre nuova la Bibbia perché la leggiamo in un contesto diverso o perché noi siamo diversi e quindi abbiamo altre domande, altre prospettive o vediamo la Bibbia in modo diverso o perché contiene anche il passato, il presente e il futuro. Ci sono almeno due dimensioni principali in ogni testo, c'è qualche cosa che viene dal passato, dalla tradizione, che viene ripreso, reinterpretato e attualizzato per il momento presente. Quindi chiunque legge la Bibbia attentamente trova queste due dimensioni: cose antiche e cose nuove.

           A partire da questo breve testo vorrei porvi una domanda e darvi stasera alcune indicazioni di risposta: cosa significa leggere?

Non intendo cosa sia la lettura della Bibbia in particolare, ma cosa significhi leggere. Un grande amico maestro che si chiamava Louis Alonso Schoekel che ha fatto la sua ultima conferenza al primo seminario biblico a Roma nel '98, morto proprio a luglio di quell'anno, aveva fatto la sua conferenza a marzo. Schoekel diceva: “Il problema non è leggere la Bibbia, è leggere, reimparare a leggere“.

   Cosa significa prendere un libro, aprirlo e percorrerlo dall'inizio alla fine, o prendere una pagina e leggere una pagina o un brano? Userò alcune immagini per semplificare la cosa e renderla forse anche più appetibile. Prenderò alcune serie di immagini: un libro può essere un documento, può essere un monumento può essere anche un avvenimento. Tre modi diversi di vedere un libro o di entrare in un libro qualsiasi.

   Leggiamo molto spesso un libro, anche la Bibbia, come un documento che parla di altre cose. La leggiamo per sapere. Per esempio leggiamo il Vangelo per sapere di Gesù Cristo, che cosa ha fatto, cosa ha detto, qual’è la sua personalità, quali sono le sue qualità, da dove viene e dove va, quale è il senso della sua missione. Vogliamo che sia documentato sulla sua volontà, su quelle che sono le sue esigenze, su quello che ci chiede oggi, quello che ha detto ai suoi discepoli.

   C'è tutta una vena che ci consente di vedere in un libro un documento.  

 Possiamo leggere l'Antico Testamento come un documento sulla storia di Israele: come è nato il popolo di Israele, dove è andato, come si è formato,

quali sono le sue vicende, quali sono le peripezie della sua storia. Vediamo in che modo sia stato schiavo in Egitto, se ne quindi uscito per poi  vivere nel deserto                                                                                                                                                

Vediamo come questo popolo abbia conquistato una terra, ed abbia instaurato una monarchia                                                                                                                                                                                 

Possiamo quindi leggere tutte le tappe della storia di Israele.

  Nel libro dei Re per esempio vediamo come questo popolo finisca male, con l'esilio, ma come in seguito una minoranza riesca infine a tornare e ad avviare una ricostruzione. Abbiamo una documentazione, un libro che ci da’ informazioni su una storia: la storia d'Israele.                                                                                    

  Il Nuovo Testamento ci informa sulla nascita di un movimento iniziato da Gesù Cristo e perpetrato dai suoi discepoli, con il nome di Chiesa. Questo mi rappresenta il documento in sè                                                                                                                      

  Leggere i libri come documenti significa già leggere non superficialmente.  

  Si può vedere una documentazione anche su tutto un ambiente.

 Prendo un esempio molto semplice per dimostrare che è sempre possibile approfondire una lettura, persino secondo questo semplice aspetto di documento. Prendiamo il Pinocchio di Collodi, è la bella storia di un burattino, che attraverso varie vicende riesce alla fine a mutarsi in bambino.

 Leggendolo attentamente noteremo che anche questo libro, in sè, è il documento di un mondo ben particolare, rappresentativo di un epoca importante della storia dell'Italia e della mentalità dell'epoca.

  Questa è quindi la dimostrazione che un libro così bello e semplice come Pinocchio può essere affrontato con diverse chiavi di lettura: chiave sociale, chiave psicologica, chiave educativa . Cerca infatti di trasmettere valori, e la lezione è semplice: andate a scuola. Da questo dipende il vostro avvenire e l'avvenire del paese.

  Possiamo prendere in considerazione anche un altro libro molto famoso: il libro Cuore, di De Amicis.

Anche in quest'ultimo si cerca di inculcare valori, per mezzo di storie tenere, un po' strappalacrime. Si trasmettono ideali di patriottismo, senso civico, senso del lavoro dell'ubbidienza, e così via..

  Quindi ogni libro può essere letto come documento. Ci fornisce una documentazione, non solo sulle informazioni dateci, ma anche sui valori trasmessi attraverso quello che viene raccontato nella narrativa.

Quello che è importante vedere sono dunque i valori, gli ideali e le informazioni che sono trasmesse.

Nessun libro, nessuna forma di narrazione può considerarsi completamente "innocente", poiché cerca di convincere di una qualche cosa.

  Dal vangelo di Giovanni si legge: “Tutto ciò ho scritto affinché voi crediate.” Da questa frase si capisce che è ben chiaro lo scopo. Non racconta solo per il gusto di raccontare , o per divertire, o magari per avere successo come narratore. Il suo interesse è di far credere. Tutto quello che ha scelto Giovanni nello scrivere il suo Vangelo è quello di trasmettere un messaggio, che è quello di far credere che Gesù Cristo sia proprio il Messia.

  San Luca non lo dice alla fine, ma all'inizio del suo vangelo, rivolgendosi ad un teofilo : " Quello che ti scriverò adesso non è per informarti, perché lo sai già. Sono tanti quello che lo hanno scritto. Ti scrivo per mostrarti che tutto quello che è stato detto è sicuro, è solido e così potrai verificare la solidità di quello che è già stato raccontato su Gesù Cristo. Non sono fiabe, leggende, sono sicure."

                                                                                                                       

  Quando uno legge un libro considerandolo solo come un documento è chiaro che va a cercare un'altra cosa, e alcuni critici ritengono che questo modo di leggere sia troppo riduttivo. Il libro ha un valore in se stesso, non soltanto perché informa su delle cose, perché rispecchia i valori di un’epoca e permette di capire meglio un personaggio dell'autore, l'autore stesso o l'epoca a cui appartiene.

  Torniamo a vedere cosa significa vedere in un libro un monumento.

I veri valori importanti del racconto vanno ricercati all'interno, non all'esterno. Come disse uno di questi critici "la narrazione è il messaggio", e quindi il messaggio non è da ricercare nella storia, nel contesto, nell'origine del libro o altrove. Il vero messaggio sta dentro la storia, nel percorso che si fa quando si legge. Ci sono diverse tappe, diversi momenti, e i veri valori da ricercare sono proprio all'interno di queste tappe.

Riprendo l'immagine molto bella di padre Alonso Schoekel del quale abbiamo già parlato, il quale paragona il racconto ad uno spartito da cantare, o suonare. Il messaggio sta dentro e da tutto quello che sta dentro possiamo capirne il significato. Il significato è il percorso che si fa leggendo: accumulare le immagini, mettere assieme le parole e le ripetizioni vedendo come si costruisce il significato.

San Matteo inizia con l'infanzia di Gesù, e poi costruisce il suo vangelo inserendo cinque grandi discorsi, tra i quali notiamo una progressione.

 Il primo grande discorso è quello delle beatitudini; il secondo (capitolo dieci) è il discorso delle missioni, il terzo è quello delle parabole, il quarto è (nel capitolo diciotto) sulla vita comunitaria e infine (nel 24,25imo  capitolo) un discorso  sugli ultimi tempi.

Questi discorsi sono come cinque pilastri di un portico del quale formano l'architettura. E’ importante vedere come ogni racconto abbia una sua architettura, e questa immagine ci suggerisce che dovremmo affrontare un racconto come se percorressimo un palazzo.

 Attraversando le diverse sale, salendo un piano dopo l'altro fino all'ultimo, dal quale avremo una panoramica più ampia e completa, scopriremo così a poco a poco l'insieme del libro comprendendo al meglio il suo significato.

 Non dimentichiamoci tuttavia che la vera importanza risiederà nel monumento, nell'insieme, nell'unità: ogni racconto, ogni libro e quindi ogni vangelo allo stesso modo è un monumento.

Noi possiamo accumulare diverse informazioni sull’ambiente di questo racconto, le circostanze della sua nascita, le sue origini, sul contesto, sulla lingua e sulla cultura del tempo, ma tutto questo non ci dà il suo significato vero, la chiave.

La chiave è solo al suo interno.

Possiamo leggere molte cose sul vangelo e possiamo leggerlo molte volte, ma se non ci entriamo dentro non capiremo cosa sia realmente il vangelo e di cosa parli.

  Il vangelo rimane sempre un documento, è vero, essendo stato scritto ben venti secoli fa, e non possiamo ignorare il fatto che vada letto secondo i contesti dell'epoca.

Ma proprio per questo possiamo dire che è un monumento antico, adatto al ritmo antico, che segue le regole e le convenzioni antiche, costruito secondo criteri dell'architettura antica.

Per quanto riguarda il monumento, mi torna ancora in mente il libro di De Amicis: il significato vero dei suoi racconti risiede nel mondo dei sentimenti che l'autore riesce a destare in tutti noi.

                                                                                                                         

 Nel momento in cui si legge del piccolo genovese ci si mette a piangere, ed è proprio questo lo scopo: svegliare sentimenti nel cuore del lettore e fargli percorrere un viaggio interiore.

 

Consideriamo ora il terzo punto, la terza tappa: l'avvenimento.

Riprendo l'immagine di padre Alonso: ogni racconto è come uno spartito di musica.

Non possiamo dire che lo spartito sia musica, perché c'è musica solo quando uno suona o canta. Allo stesso modo il libro esiste solo nel momento in cui uno lo apre e lo percorre, e non certo quando lo lascia chiuso lì su uno scaffale di biblioteca. Il significato esiste solo nel momento della lettura, altrimenti è solo potenziale: nonostante permanga la sua fisicità un libro esiste realmente se è percorso da qualcuno che lo legge. Non esiste libro senza lettore come non esiste musica senza interprete. Senza contributo del lettore non c'è significato.

E allora come c'è chi suona bene o chi stona per mancanza di pratica, anche nella lettura ci vuole esercizio; e non ci sono molti mezzi per imparare a leggere se non leggendo.

Leggere è come suonare: uno comincia con lo studiare le scale e le composizioni esercitandosi fino a che non gli viene naturale. E l'ideale è suonare senza far sentire lo sforzo, altrimenti si suona male. Questo comporterà tanto esercizio, l'esercizio di una vita.

La vera interpretazione la viviamo ogni giorno e la Bibbia la dobbiamo quindi interpretare con la nostra vita. gli interpreti siamo noi, i lettori, la comunità cristiana che vive assieme e legge assieme il messaggio evangelico.

L'elemento importante in questa terza linea di interpretazione è il contributo attivo del lettore o dei lettori.

E' importante notare che non siamo mai soli nella lettura (benchè ci capiti spesso di leggere la Bibbia da soli): tanti l'hanno letta prima di noi, tanti la leggono con noi, in comunità, in tante parti del mondo. E a questo punto non si tratta più di un'esecuzione da solista ma di un grande concerto, di un grande coro: leggiamo insieme, cantiamo insieme, interpretiamo insieme aiutandoci l'un l'altro nella lettura. Ciascuno darà il proprio contributo personale ed unico, ciascuno darà un angolo di visione del monumento che gli altri non hanno. Ognuno di noi è lo strumento unico che fa parte di quella grande orchestra che è la comunità cristiana.

 

  Riassumendo dalla prima tappa: abbiamo in un libro un documento che ci informa di tante cose, abbiamo un monumento che è il valore in se stesso, abbiamo un avvenimento, o un evento, perché la lettura non può avvenire senza il nostro contributo.

C'è sempre qualcosa di noi nella lettura, la lettura non può mai essere soggettiva, perché ci sono sempre lettori che intervengono e aprono prospettive diverse.

   Passo alla seconda tappa e utilizzo tre immagini diverse per fare di nuovo un percorso attraverso l'atto della lettura e le possibilità di interpretazione. Il libro può essere considerato come uno specchio, una lampada od una finestra.

   Lo specchio: un'immagine molto antica, citata per esempio nella Repubblica di Platone o nella Poetica di Aristotele. Spiego brevemente la visione avuta da Platone, visto che era stato lui ad avere l'intuizione e Aristotele ne aveva solo ripreso l'idea.

                                                                                                                            

Platone, come sappiamo, divideva la realtà in diversi piani, aveva una visione gerarchica della realtà. In cima a questa scala gerarchica c'era il mondo delle Idee, subito sotto c'era il mondo sensibile, il mondo in cui viviamo. Quest'ultimo era il mondo effimero, il mondo della storia, il mondo instabile e quindi mortale; il primo al contrario era caratterizzato  dalla stabilità, dall'eternità, dall'immutabilità, dall'immortalità.

Il livello ancora inferiore, il terzo, un po' meno conosciuto dei primi due, è il mondo della letteratura e dell'arte.

La letteratura e l'arte stessa secondo Platone è come l'immagine di uno specchio. Infatti la realtà vera è del mondo delle Idee (o dello spirito), in seguito vi è il mondo effimero dei sensi e quindi per ultimo l'immagine delle realtà del mondo dei sensi (l'immagine dello specchio, appunto).

Dunque le statue greche, per esempio, non sono che riproduzioni di una realtà, una realtà fatta di uomini e donne, la realtà sensibile.

Per Platone, come per Aristotele, l'arte rispecchia una certa realtà in modo fedele; l'arte è realistica e riproduce ciò che si vede e si sente.

Questo ideale dell'arte classica è rimasto immutato per secoli, fino all'età romantica circa.

Quando leggiamo un romanzo sappiamo che è un'opera di immaginazione, tuttavia ricerchiamo comunque la verosimiglianza, dev'essere simile al vero! Apprezziamo i romanzi quando ci fanno vivere esperienze che siano verosimili e che siano vicine alla realtà.

 Quando leggiamo la Bibbia forse la affrontiamo anch'essa seguendo i parametri dell'arte classica e vogliamo ritrovarci una riproduzione della realtà. Molto spesso ripeto che leggiamo i vangeli come guardiamo la televisione: vediamo il susseguirsi davanti a noi di immagini e pensiamo che siano fotografie della realtà. Quello che ci descrive il vangelo sarebbe, per esempio, il filmato della vita di Gesù Cristo. Come se i discepoli o gli evangelisti avessero seguito con una macchina fotografica od una telecamera Gesù, come se fossero stati giornalisti moderni, filmando tutto quello che facevano.

Tuttavia, considerando i filmati e le riproduzioni attuali della vita di Gesù, ci accorgiamo che sono stati comunque montati per mezzo dell'immaginazione umana, e con l'intento di trasmettere un determinato messaggio. Così anche gli evangelisti non possono essere considerati giornalisti, non possono rappresentare fedelmente la realtà come specchi. O forse specchi solo di una certa realtà, la realtà che ci vuole trasmettere l'evangelista.

Un esempio è, come ho detto prima, San Giovanni : dice chiaramente che il suo proposito è quello di farci credere, quindi non rimane alla superficie, ma sceglie e "disegna" bene le sue immagini. Mette in risalto alcuni aspetti e non considera altri che non ritiene utili. Non è una fotografia, ma una pittura. La pittura come sappiamo mette in risalto dettagli che non sono sempre visibili, rappresenta una realtà interpretata  e letta in un certo modo.

Un'altro esempio molto semplice lo possiamo trarre dalla Divina Commedia di Dante: non abbiamo un filmato del medioevo, o della storia di Firenze all'epoca di Dante, ma è un'interpretazione della storia, ovvero mette in risalto quello che, secondo lui, rimane per l'eternità. La personalità di ogni figura che appare nella Divina Commedia è fissata nella sua eternità. Fa apparire nella storia di questi personaggi quello che per lui rimane nell'eternità. Non rimane certo alla superficie: le sue fantastiche descrizioni riportano piccoli particolari che fanno vedere qual'è la profondità di ciascuna persona o di ciascun avvenimento.                                                                                                                           

Questo lo ritroviamo anche nel vangelo. Il vangelo non è semplice filmato di quello che è accaduto - e spesso è evidente che i fatti non possono essere stati riportati in modo giornalistico in passi dove si dice per esempio "gli scribi pensavano in se stessi che.."- E’ l'evangelista che interpreta il comportamento di Gesù in certe circostanze per far capire quale sia il suo messaggio.

Non possiamo semplicemente leggere la Bibbia o il vangelo soltanto come specchio di una certa realtà. O almeno è possibile secondo un certo aspetto che hanno riportato gli scrittori e critici romantici.

  Secondo questi il libro ci permette di ritrovare la luce di una lampada, oppure il fiume che esce da una sorgente. Queste due immagini le ritroviamo spesso nell'età romantica per descrivere l'attività letteraria. Si riconduceva l'opera al suo autore  e l'autore ad una personalità eccezionale, fonte di luce, sorgente di valori, di arte, di immagini, di significati nuovi. Nell'età romantica si esaltava la personalità del genio letterario.

Il modo di molti di leggere la Bibbia si rifà spesso a quella critica romantica, infatti quello che ricerchiamo spesso nel vangelo è la personalità dell'evangelista.

     Per esempio in Luca si descrive Luca l'evangelista, Luca che si interessa molto delle donne, Luca che mette in risalto l'aspetto misericordioso di Gesù, che sottolinea tutti gli episodi dove vi è uno scoppio di gioia per la salvezza, che sottolinea tutti gli episodi dove la salvezza si manifesta "oggi" -il famoso "oggi" di San Luca: "oggi è nato il Salvatore", "oggi sarai in Paradiso con me", "oggi la salvezza è entrata in questa casa", etc.. - .

     San Giovanni invece è il mistico. Vede in trasparenza in ogni evento della vita di Gesù la gloria del Figlio di Dio, la gloria del risorto. Nei racconti delle nozze di Cana, nella chiamata dei discepoli, nella conversazione con la samaritana, la moltiplicazione dei pani, la resurrezione di Lazzaro, etc.. appare il Gesù, non quello che gli ebrei o i romani hanno visto camminare per le vie di Gerusalemme, di Nazareth o di Cafarnao, o sulle strade della terra promessa ma il Figlio di Dio, il Verbo incarnato.

Nel vangelo di Giovanni abbiamo diversi registri, e quello è il genio di Giovanni (o dell'autore di questo vangelo). Questo autore, o la scuola giovannea, mette in risalto una dimensione particolare di Gesù; questo lo dobbiamo non alla realtà come tale, ma a chi fa vedere la realtà secondo un certo angolo.

    Senza Giovanni, Luca, Marco, Paolo e senza gli autori dell'Antico Testamento non potremmo leggere la storia dell'antico Israele, la storia della Chiesa primitiva e di Gesù Cristo come le leggiamo. Ci vuole qualcuno per illuminare la storia, ci vuole una lampada, altrimenti saremmo nel buio. Dunque possiamo dire che ognuno di questi autori sia una lampada che illumina gli eventi e fa apparire un messaggio.

Abbiamo nei documenti lo specchio di una certa realtà, una realtà illuminata dall'autore. Senza autore non c'è opera, non c'è realtà significativa.

Ci sono eventi, significativi e non, tutti i giorni. Questo perché c'è qualcuno che scopre e legge il significato del messaggio. Quindi gli eventi è la realtà non hanno significato se non c'è qualcuno per scoprirlo. Concetto semplice ed elementare: c'è chi vede e chi non vede. 

Per prendere un esempio dal vangelo di Luca: nella parabola del buon samaritano tanta gente è passata sulla strada, è passato il sacerdote, è passato il levita è passato il buon samaritano.                                                                                                                             

Hanno tutti e tre visto quel poveraccio morente sulla strada, ma c'è chi l' ha visto ed è passato sull'altro lato della strada e c'è chi si è commosso. Non sono gli stessi occhi, non è lo stesso sguardo.

Allo stesso modo Dante legge la storia della Firenze medievale e fa vedere che c'è un Inferno, un Purgatorio ed un Paradiso.

  Passo ora all'immagine della finestra. Questa è un'immagine che possiamo sempre adoperare, infatti è vero che in un libro abbiamo la realtà rispecchiata in un certo modo, ma l'autore quando fa vedere ed illumina non fa altro che aprire una finestra.

Un libro, come un articolo di giornale, è una finestra aperta sul mondo. Aperta, bene o male, o addirittura chiusa, con il vetro più o meno pulito, ma pur sempre finestra.          

Mi viene in mente un'immagine di Marcel Proust, tratta da “Alla ricerca del tempo perduto”, in cui descrivela brillante esecuzione di un famoso pianista dell'epoca come “una finestra aperta su di un capolavoro”.Era un interprete trasparente, l'unico scopo di questo pianista era di fare apprezzare l'opera dell'autore, in modo che il pubblico apprezzasse la musica e non il musicista. Il vero autore non deve attirare l'attenzione su stesso, ma deve fare apprezzare una certa realtà e far fare l'esperienza di aprire la finestra su di un capolavoro.

Il vangelo è proprio una finestra aperta sul capolavoro Gesù Cristo, sulla sua missione, sulla sua vita, sulla sua resurrezione e che mette bene in risalto l'aspetto profondo di questa realtà che non si ferma alla superficie, aprendo la finestra sull'aspetto più importante e più bello.

E' importante avere bene in mente queste immagini, questi percorsi possibili.

Un libro, un racconto, un salmo, rispecchia una certa realtà, illuminata da un autore. I veri autori, quelli più importanti che ci guidano di più sono quelli che aprono finestre sul mondo che conta, che non è quello che passa e finisce, ma quello importante che ci permette di vivere.


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