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a cura del Movimento Rinascita Cristiana Sicilia

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·                                  Tavola rotonda sul tema:  " scuola e famiglia a confronto.

Ha introdotto i lavori il prof. Giuseppe Savagnone Sono intervenuti : la prof. Pia Blandano, dirigente scolastica   il giornalista  Vincenzo Morgante , genitore  e la prof  Sara Di Martino, docente.(sintesi dei tre interventi.)

 

Ø      Primo Intervento:Prof. Pia Blandano, dirigente scolastica dell’ICS “A. Ugo” Palermo

 

Il rapporto fra scuola e famiglia, pur se riconosciuto come elemento qualificante e imprescindibile per la crescita completa dei bambini/ragazzi, a ben guardare si presenta irto di difficoltà e disfunzioni.

Per entrare con immediatezza nel cuore della riflessione riporto due “provocazioni”.

1. Durante una riunione di Dirigenti Scolastici nella quali si evidenziavano gli ostacoli alla realizzazione di una completa e riuscita autonomia scolastica, una collega, volendo sottolineare il ruolo oppositivo e sicuramente non collaborativo dei genitori, ebbe ad esclamare: “Vorrei dirigere una scuola di orfani”;

2. La mia esperienza di “genitore frustrato” nel sentirmi sollecitato nei confronti dei miei figli con la solita frase: “Suo figlio può fare di più”. Due ragazzi completamente diversi per carattere e approccio allo studio, due tipologie di scuola superiore molto diverse fra loro e la stessa “valutazione”, sicuramente superficiale che non sa guardare alla specificità della persona.

Entrambe le semplificazioni, a mio parere, evidenziano un problema nel rapporto scuola/famiglia.

Schematicamente le difficoltà possono essere così individuate:

  • Deterioramento e riduzione degli spazi istituzionali di partecipazione. A livello normativo la scuola dell’autonomia ha amplificato il ruolo strategico delle famiglie nelle decisioni formative della scuola (POF, piano dell’offerta formativa), ma nei fatti si registrano poca motivazione, diffidenze, scarso senso politico e disinteresse a partecipare ( esserci per condividere e decidere insieme). Ci sono sicuramente problemi a livello organizzativo, ma a ben guardare le difficoltà devono essere colte anche su altri livelli;

  • La condivisione del modello culturale. Da un lato famiglie a più dimensioni, sempre più appiattite su un sistema relazionale “debole”, incapaci di proporre alternative critiche all’orizzonte culturale consumistico e “violento” in cui sono immersi i giovani e puntare ad una crescita autentica dei propri figli. Dall’altro la scuola che riproduce un suo modello culturale, più centrato sulla certezza del sapere e che, soltanto se spinta dall’emergenza, riesce a mettersi in discussione e a sperimentare strategie di dialogo;

  • Gli atteggiamenti di delega o di controllo. Sia il genitore delegante che quello intrusivo inducono la scuola ad elaborare strategie di difesa che determinano una vera e propria chiusura del dialogo. Nel rapporto scuola/famiglia, la scuola gioca il ruolo di protagonista e deve imparare a farlo bene, in maniera professionale;

  • Nella relazione docenti/genitori si gioca la crescita del bambino/ragazzo. Due gli elementi base: la convergenza ( sui bisogni e sugli obiettivi) e la distinzione ( dei ruoli e delle modalità operative);

  • Riflettere ed elaborare una strategia comunicativa con i genitori. E’ fondamentale partire dalla costruzione di un clima di fiducia; “Io ti affido la crescita di mio figlio” quindi mi devo fidare della scuola che ho scelto. “ Io mi faccio carico di far crescere culturalmente e di educare/formare questo ragazzo”, quindi devo avvertire la tua fiducia;

  • Non perdere mai di vista il ruolo e il senso di quello che sono e faccio. Avere consapevolezza del proprio essere Istituzione. Riscoprire la propria funzione politica, di cambiamento del contesto, considerando che, anche se è diverso dal nostro, noi ne facciamo parte e quindi dobbiamo applicare un’attenzione intenzionale per distaccarci e al contempo creare una relazione empatica;

  • Rivedere il proprio compito educativo in una dimensione ecosistemica e di complessità.

 

PROPOSTE:

·        Organizzare bene i momenti di incontro ( tempi, spazi, contenuti)

·        Promuovere partecipazione e dialogo, sapersi mettere in discussione

·        Organizzare attività per i genitori e con i genitori ( laboratori esperenziali e di tipo operativo/ relazionale).

 

 

Ø      Secondo intervento: Dott. Vincenzo Morgante, giornalista

 

Sono qui in veste di genitore,ma tengo a precisare che sono anche figlio di una insegnante marito di una docente  e genero di una docente  e quindi sono portato a tenere presente questa situazione familiare.

Vorrei cominciare a parlare dei doveri della famiglia e come genitore dico che noi troppo spesso ci preoccupiamo dei nostri figli ma non ci occupiamo dei nostri figli .   

Non dobbiamo perdere di vista che il primo compito educativo spetta  alla famiglia

La famiglia deve avere la consapevolezza della sua  specificità nel ruolo educativo

Non dobbiamo dimenticare che anche la famiglia è  un ente al pari della scuola

Le due identità scuola e famiglia devono dialogare sul piano di parità

Mi è sembrato di cogliere negli ultimi anni un atteggiamento invece contrario a quello che sono i dettati della Costituzione: un atteggiamento che porta ad esaltare l’aspetto pubblicistico della scuola ed ad emarginare la famiglia  in un aspetto prettamente privatistico, dimenticando il ruolo politico che ha la famiglia

Veniamo  da un sistema   scuola famiglia  in cui non tanto si dialogava, la  famiglia affidava i propri figli alla scuola e dalla scuola in virtù dell’autorità che veniva riconosciuta, si aspettava dei servizi educativi, culturali per i propri figli.

La scuola era una occasione anche di crescita  sociale, mentre oggi non viene più considerata tale.

I sondaggi  ci dicono che oggi l’aspirazione comune è quella di avere la figlia che faccia la velina od il figlio che faccia il calciatore,.anzicchè di volere i figli professionisti o magistrati .

Tra scuola e famiglia un  dialogo non c’è stato e continua ad non esserci.

Allora io da genitore mi chiedo che cosa posso fare per la scuola?

  • Primo aspetto ci deve essere partecipazione

Anzitutto ci deve essere una voglia di partecipazione, una disponibilità alla partecipazione. una disponibilità al colloquio, specialmente se ci si preoccupa dei figli.

Una volta questa voglia di partecipazione c’era, oggi  va scemando, si ha la tendenza a delegare gli altri,tranne poi a scoprire  danni ai figli    ed altre degenerazioni o altri elementi di malessere

  • Secondo aspetto: come si deve praticare questa partecipazione e come impiantare questo dialogo?

Come mettere insieme genitori e docenti per sposare  questa avventura rischiosa ma assai esaltante?

Occorre recuperare  un rapporto fiduciario reciproco tra scuola e famiglia

Penso alla famiglia come padre e penso alla scuola come madre

Cosa accade in famiglia quando il padre e la madre non dialogano? non si muovono sullo stesso binario ? ognuno va per i fatti propri ?  Chi da un lato ne approfitta e dall’altro ne paga le conseguenze  sono i figli.

La stessa cosa avviene tra scuola e famiglia  tuttavia a trarne superficiale vantaggio, ma di fatto a pagare le conseguenze, sono i figli.

 Famiglia e scuola devono riuscire a trovare  questa capacità di dialogo, partendo da una fiducia reciproca ed avendo nella scuola da parte dei genitori testimonianza di apprezzamento sociale per il ruolo di docenti.

Bisognerebbe avere un maggiore riconoscimento sociale, acquisire la consapevolezza della funzione pubblica del docente e del fatto che  l’investimento nel settore scuola,  a partire dagli stipendi dei docenti, è l’unico investimento che garantisce sviluppo e  futuro autentico del paese .

Non voglio criminalizzare, ma occorrerebbe  anche un riconoscimento economico; non è concepibile, con tutto il rispetto del lavoro dei metalmeccanici, che un docente che ha speso un pò di lustri di anni ad insegnare prenda uno stipendio che non gli consente di poter vivere.     

Dobbiamo dare ai bambini ed ai ragazzino spettacolo di confronto genitori- docenti, di dialogo fiduciario.

Se io sento parlare male dei professori  dei miei figli a casa dovrei evitare di fare da sponda, così pure se i docenti  sentono parlare male  dei genitori dagli alunni a scuola dovrebbero evitare di assecondare le loro  manifestazioni.

Come concretamente questo confronto deve avvenire?

Chiedo al docente di ricordarsi  che mio  figlio non è soltanto studente ma anche figlio e quindi chiedo senza delegare alla scuola di individuare un percorso educatore      

Non posso pretendere di entrare nel merito della didattica,  verrei meno al rispetto della professionalita degli insegnanti dei miei figli,  però posso intervenire nell’ottica di quella partecipazione democratica di cui si parlava. 

Allora il confronto deve servire a far si che in qualche modo, grazie alla scuola, la famiglia sia più famiglia  e grazie alla famiglia la scuola  sia più scuola.

Questo concretamente significa che devono essere concretamente individuati nel corso dell’anno luoghi e momenti di incontro, in cui si sta insieme . Il momento del Consiglio di Classe il momento del consiglio di istituto non possono bastare, occorre individuare momenti, occasioni  di riflessione sui fatti che accadono nel quartiere nella città, nella regione, nello stato

Momenti in cui ci si impegna per una educazione del giovane che vada al di la dell’aspetto strettamente nozionistico.

 

Ø      Terzo intervento: prof. Sara Di Martino

 

La comunicazione genitori –docenti c’è, non è autentica,  non funziona o funziona male

Parlo come docente e come, nello stesso tempo, come genitore di due figli nel duplice ruolo che mi consente di potere riflettere delle ragioni degli uni  e quelle degli altri.

·        Il punto di vista dei docenti

Una sensazione, una tra le più diffuse da parte della scuola, l’insegnante si sente controllato, sente che le opportunità di intervento che vengono date al genitore nella vita della scuola,vengono viste come  ingerenza e momenti di controllo; Il docente  percepisce tutto questo con una sensazione di fastidio che  fa prendere le distanze ed a mettersi in una posizione di difesa.

In una realtà come questa, che come genitori e docenti viviamo, proprio per la difficoltà legata alla responsabilità educativa, il docente sente tante volte il sovraccarico di una responsabilità educativa nei confronti dell’alunno..Questo sovraccarico di responsabilità è motivo di lamento.

·        I genitori si lamentano pure loro

Denunciano la scarsa sensibilità che la scuola ed i docenti mostrano nei confronti della  personalità del figlio visto nella globalità di persona .Si attribuisce alla scuola ed ai docenti soltanto o principalmente  una attenzione alla sfera cognitiva, della cultura   e dell’apprendimento, nell’ambito più specificamente  didattico, ed invece  una poca attenzione una poca sensibilità alla personalità complessiva dell’alunno che è figlio  

Il genitore  vuole che si dedichi più tempo, si concentri  più attenzione,  sulla tematica educativa, sulla dimensione della crescita, perché al genitore interessa più del docente la personalità  del ragazzo nella sua globalità, per cui l’aspetto, più prettamente didattico, più prettamente legato al profitto, all’andamento scolastico  è ritenuto secondario rispetto la globalità della persona

è chiaro che con il lamento ed il fastidio dei docenti da una parte ed il fastidio  dei genitori dall’altra parte, la situazione resta  una situazione improduttiva  che non porta da nessuna parte  nella quale  a nulla servono il moltiplicarsi delle occasioni di confronto.

Alla base del confronto dell’incontro c’è una situazione di diffidenza, c’è una situazione di contrapposizione:  il docente da una parte ed il genitore dall’altra, un  atteggiamento di diffidenza, che è quando di più errato perché ci sia una vera comunicazione

Sappiamo bene che la comunicazione invece per essere tale deve fondarsi sulla stima, sulla fiducia reciproca.  Aggiungerei non solo diffidenza ed opposizione ma anche un atteggiamento del docente che teme di essere controllato ed un atteggiamento del genitore, che non sorveglia il figlio ma controlla il lavoro del docente, che ha paura di perdere il controllo sulla vita del  figlio e quindi a sua volta esercita questo atteggiamento di controllo verso chi oltre a lui si occupa del figlio

  

Qualche idea. Perché questo atteggiamento? Cosa si può fare  ?

Occorre tenere  presente che l’obiettivo sia dei docenti che dei genitori è unico ed è la crescita del figlio alunno che trascorre tanto tempo a scuola, e dell’alunno che come figlio trascorre tanto tempo a casa, l’obiettivo è  il ragazzo, nella sua  personalità, nella sua interezza, nella  sua globalità

Dobbiamo tenere presente che non siamo in lotta  od in gara l’uno contro l’altro ma che il nostro fine, l’obiettivo da raggiungere è unico ed è la personalità globale del ragazzo ed allora l’azione sarà certamente convergente, ed il terreno  di azione non può che essere  unico.

Viceversa se continuiamo ad agire separatamente in maniera oppositiva  il risultato sarà soltanto quello della scissione  come quando papà e mamma sono in disaccordo tra di loro

Agendo in questa maniera si crea nel ragazzo una situazione di scissione  o si crea quella presunta   ed alla fine incoscienza sia del figlio che  non si rende conto del male che si fa,  sia di noi adulti del male che gli facciamo

PROPOSTE

  1. Bisogna all’atteggiamento di sfiducia sostituire un atteggiamento di fiducia reciproco nella consapevolezza del raggiungimento di un obiettivo unico. 

  2. Bisogna superare l’atteggiamento di paura già detto, paura che probabilmente deriva dalla scarsa consapevolezza del nostro ruolo: io a scuola sono docente, ho le mie competenze il mio campo d’azione, il genitore ha tutte le possibilità ed opportunità di intervenire ma non di interferire con il ruolo del docente, così pure io docente non posso entrare  nelle competenze di un ruolo che è soltanto del genitore  

Se non si teme la interferenza, perché non ci può essere, perché andiamo nella stessa direzione ma abbiamo due ruoli distinti,  ognuno nel proprio ambito, con le proprie competenze e con il proprio ruolo,  allora si supera quell’atteggiamento di timore e si va nel confronto vero, verso  un dialogo costruttivo.

Aprirsi alle motivazioni dell’altro senza paura di difendersi, soltanto aprendosi, essendo disponibili a modificare qualche volta le proprie posizioni. Il contributo che può dare un genitore  anche con le informazioni in più che può dare sulla personalità del figlio, sui suoi interessi, su come trascorre la vita nell’arco della giornata, possono essere dei dati in più per il docente 

Viceversa quelli che può dare il docente al genitore , quello che vedo nel ragazzo a scuola per mezza giornata possono essere dati in più per il genitore

Allora confronto, dialogo, ascolto delle ragioni dell’altro,  senza però rinunciare alla consapevolezza ognuno del proprio ruolo e delle proprie responsabilità.

Una ultima riflessione sulle  difficoltà di svolgere il ruolo di docente  e di genitore in una società in cui viviamo  in cui i ragazzi sono sottoposti a mille stimoli ed a mille imput in assenza di un ordine gerarchico di valori e di punti di riferimento

Io credo che i punti di riferimento ci sono,  ma si sono moltiplicati e sono diventati paritari, per cui il ragazzo tante volte è sottoposto a tanti stimoli diversi  che si presentano di pari importanza di pari entità

In questa situazione di difficoltà,  in cui è difficile educare, in cui è difficile  assolvere al ruolo di educatore come scuola e come famiglia, dobbiamo affrontare una sfida che ha una posta altissima  che  è la crescita dei nostri figli e dei nostri alunni.

 Partire dal concreto dal  quotidiano, ognuno con le proprie competenze e con i propri strumenti, può essere  il primo passo    per avviare un processo  educativo e la comunicazione e la collaborazione potrebbero essere una risorsa.

 

 ("La tavola rotonda,  promossa da Rinascita Cristiana di Palermo e dai Centri Diocesani per la cultura e la famiglia,si è svolta Il 23 gennaio 2008 ore 17,30 presso l’Aula Magna dell'Istituto Liceo Umberto I  in via Filippo Parlatore 24 Palermo.)

 

 

 

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