Riflessioni sulla dignità da difendere 

    di Elio Scaglione

 

1.Bisogna partire dall’essersi fatta un’idea della DIGNITA’.

   Ogni uomo avverte – il più delle volte in maniera inconscia – di essere, come suole dirsi, pienamente “padrone di sé stesso”  allorché riesce a esercitare le proprie facoltà cognitive, decisionali e ad attuare ciò che vuole senza subire condizionamenti o intralci di sorta provenienti dall’esterno.  E per avere questa percezione deve per prima cosa – ovviamente – sentirsi vivo, o meglio deve essere lasciato vivere:  “libero” di vivere.

    In tale condizione -  che potremmo definire requisito primigenio dell’esistere -  egli capisce di potere, se vuole,  autodeterminarsi in piena autonomia.   Questa  percezione  di  naturale indipendenza, si rafforza e  diventa consapevolezza sempre più forte  di sé e del proprio  status,  cioè consapevolezza di  essere in una condizione naturale di libertà inscindibile dal vivere , ogni volta che  condizionamenti  – o peggio  limitazioni, vincoli o privazioni  -  offuscano o  mortificano questa autocoscienza.

   Più la persona  umana subisce privazioni della propria  libertà, più acquista coscienza dell’oltraggio che ciò reca alla  propria   sostanza   di “essere libero”,  cui,  di conseguenza, spetta  esercitare senza intralci ogni facoltà idonea  a consentirgli  di  estrinsecare tutte le  qualità e le  prerogative  connesse alla libertà.

   Questa  intima consapevolezza, propria di ogni essere umano, che affiora maggiormente quando appare negata, è un attributo del valore ineludibile della   libertà:  è’ la  dignità.

2.- Ciò posto, la libertà è il  dato valoriale di riferimento  su cui fondare  tutti i diritti umani fondamentali, (massimamente quelli cosiddetti  “di libertà”),  ma qualunque diritto, ancorché connaturato, ha senso  se attivato nei confronti di altri; donde anche la pretesa di vederlo riconosciuto e rispettato. Ne discende, per quanto abbiamo  sopra argomentato , che ogni sua violazione  si  rivela lesiva della dignità umana.  Ogni volta che un diritto di libertà viene violato, la dignità della persona , condizionata o impedita ad esercitarlo, è degradata.

   Dunque, l’idea di dignità comprende due versanti: uno interno - soggettivo - costituito dalla consapevolezza che ognuno ha della propria autonomia e libertà, ed uno esterno –oggettivo – che è dato dal riconoscimento e dal rispetto da parte degli altri di questa caratteristica intrinseca di ogni persona: la sua inviolabile libertà. Dal  rispetto  o    dalla violazione dei diritti umani  di libertà facciamo  dipendere l’affermazione o la negazione della dignità delle persone che tali diritti vantano.

  D’altra parte, bisogna osservare che questa impostazione, basata sul principio  che la persona umana  è il centro di  riferimento  di ogni realtà sociale,  è accettata da tutti gli ordinamenti giuridici più evoluti ed è posta a fondamento della  convivenza civile,  le cui regole fondamentali si basano su una scala di valori (libertà, uguaglianza, giustizia, solidarietà, ecc.) orientati alla valorizzazione  dell’Uomo   e alla salvaguardia di tutte le sue prerogative ed esigenze, da quelle primordiali a quelle più raffinate, dal  diritto alla vita a quello  di partecipazione politica. 

3.-   Orbene, questa stessa centralità è affermata – e, se possiamo dire così, rivalutata – dal Cristianesimo,  che nobilita ogni uomo fino a  proclamarne l’unicità nell’ambito dell’universo creato in forza della sua identità  “somigliante” ab initio al suo Creatore, ma ancor più per via dell’ adozione  a figlio da  parte di Dio stesso;  cosi che la dottrina ufficiale della Chiesa  a tal riguardo ha rilanciato – particolarmente con l’insegnamento del Papa Giovanni Paolo II - il primato della persona  umana  come chiave interpretativa della sollecitudine mostrata dal Creatore nei  suoi confronti al cospetto  dell’intera  Creazione,  influenzando con un taglio decisamente antropologico la riflessione sulla  Storia della Salvezza.

   Questa identicità del presupposto valoriale - la libertà umana -  su cui si fondano i diritti umani, sia nell’ordine della  dottrina civile sulla convivenza naturale degli esseri umani, sia in quello della dottrina teologica sulla Salvezza del genere umano  ( i cui soggetti, costituiti liberi,  vengono poi  assimilati  da Dio a sé medesimo  mediante l’Incarnazione della seconda Persona trinitaria), fa sì che ogni violazione dei diritti umani di libertà risulta  lesiva della dignità dell’Uomo nella sua doppia  dimensione, quella prettamente mondana, di essere definito entro l’arco temporale di ogni esistenza umana, e quella teologica, di essere divinizzato nella sua proiezione escatologica.

   Stando così le cose, non soltanto la libertà, ma anche tutti gli altri valori attorno ai quali è costruita la centralità dell’Uomo risultano  basilari e comuni,  sia nell’interpretazione storica  che ne dà il pensiero laico, sia in quella condotta sulla base della teologia cristiana: ogni “vulnus”  al complesso dei diritti umani fondamentali costituisce, da qualunque angolazione teorico-dottrinale la si guardi, una mortificazione della dignità umana. In ogni caso l’idea della dignità umana  riposa sulla coscientizzazione  che ciascun uomo elabora della propria identità, di essere creato libero e autonomo.

4.- L’assunto che la sfera inviolabile della libertà della persona sta quindi alla base della condizione umana e riassume le ragioni ultime dell’esistenza di ciascun uomo e di tutti gli individui della specie,  determina, in definitiva, le scelte di fondo dell’agire umano  personale e sociale ritracciandone il fondamento nella comprensione e accettazione dei  “valori comuni”. La riscoperta dei valori comuni, operata dalla più recente e avvertita riflessione filosofica, ha rivelato il nesso sostanziale che  congiunge l’etica individuale all’etica pubblica: i valori comuni da salvaguardare danno sostanza non soltanto alla dignità individuale, ma vanno individuati e ricercati sul piano dell’incontro cooperativo e dinamico delle persone, e in un certo senso governano le relazioni umane sotto il profilo della conseguente responsabilità, anche  sul versante della convivenza e della politica pubblica; tant’è che - come sopra accennato –lo sviluppo del costituzionalismo in epoca moderna è segnato dalla sempre più estesa e progressiva affermazione dei diritti fondamentali della persona, indipendentemente o meno dalla  sua origine contrattualistica, e dunque  sul riconoscimento e tutela di tali diritti, sui quali riposa la dignità sociale dell’Uomo e lo spazio pubblico che essa ha finito per acquistare.

5.-  Tutto ciò pone in risalto un passaggio  forte e intrinseco fra la condotta umana e la responsabilità individuale  e sociale: ed è questo il punto che – secondo me – ci riguarda ed interpella  come persone e, in via specifica, come cristiani chiamati a cooperare alla costruzione sia  della Gerusalemme terrena che della Città di Dio ( di impronta agostiniana).Qui sta infatti il senso profondo della responsabilità missionaria di cui ogni cristiano è chiamato a rispondere in relazione alla sua collocazione individuale e sociale, ma soprattutto in forza della dignità che lo riveste: la dignità rappresenta  per lui un compito da attuare ed un fine da perseguire nel porsi  come custode del dono della filiazione adottiva che Dio gli elargisce, attraverso un intervento sulla società di cui fa parte, e sull’ambiente che lo accoglie, per  renderli più conformi all’eminenza della  persona  e alla universalità della fratellanza umana.

6.- La filosofia politica d’ispirazione cattolica, in particolare, fa propri i diritti umani faticosamente elaborati in un contesto culturale liberale perché li sussume entro l’idea più generale di Uomo integrale, creato a immagine e somiglianza di Dio, così che l’ affermazione dei diritti umani si pone all’interno di una tensione di giustizia, di fratellanza e di pace da sciogliere e avvalorare attraverso una ricerca di propositi e azioni, ancorché ancora imperfetti, di piena solidarietà e di Carità evangelica nella dimensione mondana.  I riferimenti  magisteriali della Chiesa sono a tal riguardo copiosi e conducenti, soprattutto tenendo presente la Dottrina Sociale e gli sviluppi e i perfezionamenti introdotti negli anni più recenti; ma voglio soffermarmi in particolare su un’accentuazione svolta dal Papa Paolo Vi nell’ “Octogesima adveniens”,  in cui la riflessione sui diritti umani lo portano alla riformulazione di una morale sociale, collegata al compito di rivendicare la dignità dell’uomo proprio attraverso la tutela dei suoi diritti.

7.-  Mi pare allora  che entro siffatta realtà  possa e debba dispiegarsi la vocazione tutta speciale e l’impegno operoso di Rinascita Cristiana,  a tenore del suo Statuto. Il tema dell’Inchiesta di quest’anno offre al riguardo una buonissima occasione per proporre un’ipotesi  progettuale incentrata sul concetto di libertà-dignità, ed in particolare su quello di «Dignità del cristiano», interpellata in tutte le occasioni che rivelino  infrazioni positive o latenti dei diritti umani  di libertà. Si potrebbe pensare ad un Osservatorio interregionale delle condizioni di marginalità sottaciute o minimizzate, con esempi tratti dalla realtà del contesto.

8.- La riflessione qui svolta, per restare nell’ambito di una ricerca fruttuosa sul tema della dignità umana in un’ottica missionaria – che è l’approccio specifico di un movimento come Rinascita – non può fermarsi , come sappiamo, all’analisi del fenomeno della  “dignità violata”, ma deve andare oltre  ed esplorare modalità di “un agire impegnato”.   Muovere da  un’accorta  lettura della realtà umana in cui il cristiano è immerso, e in cui invero  non è facile discernere oltre le apparenze sociali le  radici, e soprattutto i segni a volte  abitudinari e irriconoscibili, delle lesioni inferte alla dignità delle persone, può essere un percorso operoso da intraprendere.